I post del Blog

Luisgallo | Il verde dell‘erba e il nero delle scarpe

09:11 UTC May 17, 2010

L’erba del vicino è sempre più verde, avrete sentito dire tante volte questa frase ed a pensarci a volte è veramente azzeccata, in fondo il suo significato più diretto è che l’uomo non è mai contento.

Mi trovo a Londra per qualche giorno, non voglio staccare da quella che è stata casa mia per tanti anni, mi piace frequentare i luoghi che hanno caratterizzato quasi un terzo della mia vita e mi piace incontrarmi con vecchi amici e colleghi.

Sono seduto in un bar molto carino dell’elegante quartiere di Chelsea, sorseggiando un caffè lunghissimo, tipico dei bar inglesi, mi trovo a discutere di quello che faccio ora e ascolto quello che il mio ex collega mi racconta.

La sua vita è rimasta più o meno la stessa, lavora ancora nella city, guadagna molto bene ed è schiavo però dei ritmi stressanti, degli orari impossibile e della competizione assurda, insomma è il tipico banker.

Fare l’investment banker corrisponde a un certo status sociale, non sono solo i guadagni ma anche il prestigio, come può essere un importante avvocato, un luminare della medicina o un alto dirigente d’azienda; a questo si unisce la divisa del caso: l’abito su misura, le scarpe nere impeccabili, la camicia bianca con le cifre e la cravatta firmata.

Io, al contrario ero in jeans, t-shirt  e maglioncino, con delle scarpe da ginnastica che per quanto modaiole di elegante non avevano neanche i lacci! In quel momento mi sono detto: “Come mi piacerebbe tornare a fare quella vita!”.

Potrei dilungarmi oltre su questo argomento ma non è l’analisi sulle mie scelte il tema di questo blog.

Salutato il collega ho fatto due passi, mentre lui è salito su un taxi nero per tornare in ufficio.

Sono sicuro che, mentre lui era sul taxi avrà pensato: “Come mi piacerebbe fare la vita di Niccolò”, in fondo io ero libero di passeggiare alle 3 del pomeriggio, di gestire la mia vita liberamente e ugualmente non avere assilli economici di nessun tipo.

Come sempre non tocco un argomento se questo non mi ha fatto ricordare a una precisa situazione al tavolo di gioco, nello specifico penso sempre ai tornei: quante volte avete giocato chiusi e accorti, per poi vedervi scoppiare gli assi ed uscire, vedendo che quel player, super aggressivo in stile Gus Hansen, si trova ad essere il chip leader al tavolo finale! Il primo pensiero è: “La prossima volta giocherò così aggressivo e loose”.  Allo stesso tempo, la volta che il nostro gioco aperto e spumeggiante ci ha fatto uscire al secondo livello, vediamo quella roccia che, giocando solo le mani migliori, si trova a vincere e a portarsi a casa un mucchio di soldi! “Prometto che giocherò chiusissimo il prossimo torneo”.

Come nella vita ci troviamo a confrontarci con altre persone, stili e modi di fare diversi, non esiste una via sicura e giusta al successo e il successo stesso non è unico ma fatto di compromessi e smussature.

Come giocherò il prossimo torneo? Facile, in giacca e cravatta con le scarpe nere!

Luisgallo | Auto focus

13:49 UTC May 4, 2010

La concentrazione è una dote molto importante in qualunque campo, nel poker in particolare è fondamentale nelle sessioni lunghe o nei tornei dove la pazienza può spesso trasformarsi in noia.

La concentrazione in sé però non è sufficiente, ci vuole anche il focus, per molti i due termini possono sembrare sinonimi ma in realtà non lo sono, fare focus significa centrare la il proprio pensiero su un soggetto e quindi mirare la propria concentrazione, il risultato è una migliore visione dell’insieme.

Normalmente parto dalla storia per arrivare alla morale, questa volta ho invertito le due cose: mi trovo in autostrada, direzione Milano, partito da Piacenza percorro con tranquillità i 60km che mi separano dalla meta, la mia macchina dispone del comodo cruise control, quel simpatico marchingegno che permette di regolare una velocità e poter staccare il piede dall’acceleratore, in mancanza di traffico è un toccasana.

Imposto la velocità a 135km/h sapendo che il limite è sì dei 130 ma che i contachilometri hanno un errore (controllato grazie al navigatore), sono in corsia di sorpasso quando, passata l’uscita di Guardamiglio, un Audi A4 familiare mi si avvicina con la chiara intenzione di volermi superare, mi sposto velocemente a destra e noto il conducente, sui 45 anni, aria trafelata, che canticchia da solo con un probabile accompagnamento della radio, velocità stimata attorno ai 150km/h.

Tutto normale, però coincidenza vuole che poche centinaia di metri dopo il sorpasso ci fosse una delle varie postazioni "tutor" presenti su quel tratto dell’A1, per chi non lo sapesse il tutor misura la velocità media da un punto ad un altro e non quella rilevata in quel preciso momento, non posso quindi fare a meno di sorridere quando l’Audi A4, in concomitanza del passaggio sotto il tutor, ci pianta una frenata al limite del pericoloso!

Se io viaggio a i 150km/h per venti chilometri non è certamente una frenata alla fine che fa cambiare la media, forse un caffè in autogrill!

Noto che questo fenomeno è comune, la gente ricorda del controllo della velocità quando vede l’apparecchio ma non razionalizza il proprio comportamento, nello specifico pur essendo concentrati nella guida non hanno il focus.

Quante volte ho sentito di giocatori andare all-in con AQ dopo che un avversario, normalmente iper aggressivo, ha fatto raise dalla prima posizione ed essere chiamati da KK: certo la concentrazione ci ha fatto capire che al tavolo avevamo un player che era molto aggressivo, ma il focus su quel player ci avrebbe salvato dicendoci che normalmente dalle prime posizioni era molto chiuso...qui dovevamo frenare, non in autostrada!

Luisgallo | I misteri delle qualifiche

13:20 UTC April 23, 2010

Parto per Sanremo con una concentrazione che da tempo non ricordavo.

Fare bene qui è importante, molto importante. Nel poker ahimè spesso però si confonde il far bene con fare un buon risultato e su questo mi soffermerò dopo.

Scelgo di giocare il day 1b, lo scorso anno feci la scelta opposta e mi trovai al tavolo 8 professionisti stranieri e per loro ero io l’ "Italiano" quindi sono stato aggredito ad ogni mano, volevo evitare di fare la vittima sacrificale perché, per quanto non giochi come l’Italiano medio, ricevere un reraise ogni volta che si entra in un piatto può non essere piacevole!

La scelta si rivelerà solo parzialmente corretta, infatti una volta posizionatomi al tavolo ho due Italiani alla mia sinistra, uno un ottimo giocatore online e l’altro con ottimi risultati live, il primo mi preoccupava maggiormente perché dotato di maggiore aggressività; il resto del tavolo invece è per lo più francofono, 4 giocatori d’oltralpe e un canadese molto bravo, unico spot da aggredire un Italiano sulla cinquantina qualificato online.

Decido di partire giocando chiuso, entro in pochissimi piatti e li vinco senza rischiare nulla ma ecco il primo intoppo, siamo alla fine del primo livello e giro 66 da UTG, giocando con 300 bui quasi ogni possibilità è valida, dal fold, al call al raise, decido per il raise e metto 250 chips in mezzo, mi chiama l’italiano aggressivo e quello qualificato, il canadese da bottone opta per un reraise, mi attendevo una mossa simile, porta la posta a 1050 e la palla torna a me, anche in questo caso quasi ogni opzione è valida, posso chiamare nella speranza di fare set, posso passare e posso anche fare un nuovo reraise mostrando forza estrema, sapevo infatti che lui, da bottone, non doveva avere necessariamente una mano molto forte per fare un raise.

Vado per la scelta più aggressiva e metto 3 chips rosse da 1000 nel piatto, so che il canadese passerà tutto tranne QQ, KK, AA e forse AK, il giocatore online passa velocemente ma ecco quello che non mi sarei aspettato, il qualificato chiama mentre il canadese passa la sua mano marginale, con cosa un giocatore chiama prima 250 da terzo e poi chiama un re-re-raise? Mistero delle qualificazioni! Cerco di pensare ad una mano che possa chiamare ma non rilanciare e penso ad ogni coppia tra 88 e JJ e forse AK con la premessa che una giocata di questo tipo non ha alcun senso.

Il FLOP è 723 e decido di puntare 4600 su un piatto di 7000, lui ci pensa per un attimo e chiama, a questo punto escludo AK e sono convinto che abbia una coppia che difficilmente passerà su un board basso, perché lui non pensa che io possa, in teoria, avere una coppia più alta; il turn porta un secondo 7 e decido per un check che lui segue, perché nella sua logica non si sa mai che io abbia poker di 7! Il river è un bell’Asso, bingo! Se lui ha una coppia questa è l’unica carta che gli fa foldare tutto perché io ho giocato esattamente come se avessi avuto AK, quindi punto 6500, circa metà piatto, lui mi chiama subito e gira proprio AK! Ai posteri...

Sono ugualmente motivato, siamo solo al primo livello e le possibilità di tornare in gioco sono tante, così a suon di piccoli piatti inizio a macinare chips, controllo bene il tavolo che perde qualche giocatore e i nuovi arrivati sono decisamente più soft, tutti però alla mia sinistra.

Prima del secondo break di giornata riesco a tornare allo stack di partenza, anzi anche qualche chips in più, sono sereno e forte del mio gioco, si ricomincia a 150/300/25 e il francese alla mia destra, molto aggressivo, fa un raise da High Jack, due posizioni prima del bottone, da late position lui faceva sempre raise,  aveva come target due giocatori deboli, io giro JdTh e decido per un reraise, ho posizione e la mia mano ha valore contro il suo range, degli 825 che lui ha messo io porto la posta a 2500, ecco però la sorpresa, un Italiano dallo SB che ha 7500 chips in totale fa call! Lui ovviamente non pensa che rimanendo con 5000 su un piatto di oltre 6000 chips non può passare...il francese ci pensa un po’ e poi chiama anche lui, ora il piatto è di circa 8000 e il flop dice: Jh5d6d l’Italiano fa check, così il francese e io punto 6000 sapendo che l’Italiano poteva benissimo aver fatto slow play con una mano molto forte, invece lui passa (sono curioso di sapere cosa potesse avere), penso che il piatto sia ormai mio ma il francese chiede un conto delle mie chips rimanenti (circa 21000) e poi dichiara l’all-in! Devo pagare 20000 per un piatto da 40000 ma cosa può avere? Una giocata così aggressiva è spesso un progetto, se anche avesse KdQd dovrei ugualmente chiamare, inoltre avendo io il Jd toglievo un out, escluderei mani come KJ e AJ che avrebbero passato preflop perché spesso molto dominate, QJ forse avrebbe solo chiamato, l’unica doppia coppia plausibile poteva essere 56, un set poteva anche essere giocato in questo modo, mi convinco che, per come aveva giocato il francese fino a quel momento, un progetto sia ampiamente più probabile e chiamo: il disgusto quando vedo J5off che ha preso una rocambolesca doppia!

Non so se sia stato peggio il call dell’Italiano per il 30% del proprio stack per poi passare al flop o un call con J5 fuori posizione, il turn porta un 9 e il river un 2 e io sono fuori; mi chiedo cosa avrebbe fatto se al posto di J56 ci fosse stato J62, pazienza.

Avessi passato quel colpo tornavo a 20,000 ma ero ancora in gioco, però, per come è la mia strategia, a quel punto del torneo avrei preferito trovarmi a 65000 e poter controllare il tavolo con la speranza di chiudere la giornata oltre le 100,000 chips piuttosto che chiudersi e aspettare un raddoppio.

Leggendo i blog mi salta all’occhio una mano senza senso: un giocatore fa un raise a 3500 da CO, il bottone chiama e il BB va all-in diretto per 220,000, gli altri passano sconcertati e lui gira AA! Risate generali per come si sciupa valore con la mano migliore, questo giocatore arriverà al tavolo finale e per molti ora è un campione.

Misteri delle qualificazioni!

Misclick e Misdeal

09:50 UTC April 6, 2010

Ci sono situazioni in cui l’irrazionalità’ fortunatamente non ha la meglio sulla logica del pensiero.

E’ pasqua e nonostante non sia schiavo di un lavoro fisso mi tocca salire in macchina e portare la famiglia al mare, mai il detto "questa casa non e’ un albergo" fu più azzeccato. Parto il sabato pasquale direzione Alassio, l’arrivo previsto per le 5 e’ perfettamente calcolato sugli orari di un 14mesenne (si dice così?), alla fine sono 220km, tragitto accettabile e ormai rodato. Il vantaggio di avere una casa rispetto alle comodità’ di un albergo sta...prima della fine del blog immagino che mi verranno in mente! Ok normalmente c’e’ più spazio e la possibilità di non dover partire come se fossimo in mezzo ad un trasloco, questo però a me non accade, la macchina e’ stracolma, forse la finta pianola con finto microfono del bambino non era del tutto indispensabile?

Pazienza, alla fine mi rassegno, una volta effettuato il Tetris dell’immagazzinamento delle valigie nella pur spaziosa vettura mi metto in viaggio.

Piove.

Si perché se uno che può andare al mare quando vuole decide di andare il week end di Pasqua e’ giusto che minimo si becchi acqua a catinelle.

Fino a questo momento però è tutto nella norma, nulla che non poteva essere previsto, per chi gioca ora ci troveremo di fronte ad una situazione non ricorrente ma che forse prima o poi tutti abbiamo vissuto: vi è mai capitato di alzare le carte e confondere la mano con un’altra? Ad esempio avere 98 e pensare di avere coppia di 9? Giocare la mano e solo alla fine rendersi conto dell’errore…quanto ci si sente stupidi?


Immaginate aver riempito una macchina, viaggiato per due ore, trovarsi sotto la pioggia, aver svuotato la macchina e quando la chiave non gira nella serratura rendersi conto di aver preso il mazzo sbagliato! Tralascio i successivi cinque minuti. Ora si trattava di prendere una decisione molto veloce, le opzioni non erano poi tante: ritornare a casa, lasciare la famiglia in un albergo e sobbarcarmi il doppio viaggio da solo, scassinare casa con la consapevolezza che un mazzo di scorta fosse all’interno.

Alla fine ho optato sulla più razionale delle tre che ovviamente è anche la più costosa, preso camera in albergo e sobbarcato il viaggio, fare un altro viaggio con un bambino era improponibile ma scassinare la porta del terrazzo era una scelta fattibile, in fondo avrei risparmiato la camera d’albergo, cinquanta euro di autostrada e altrettanti di benzina, la riparazione del vetro non mi sarebbe certamente costata così tanto, inoltre avrei risparmiato quattro ore del mio tempo libero e una faticaccia. Torniamo all’esempio del poker : quando giochiamo la mano sbagliata (può succedere anche online con un misclick), abbiamo alcune opzioni, fare check e poi fold al flop che non ci ha aiutato o intraprendere la via del bluff, dal momento che siamo in gioco per caso perché non portarsi a casa il piatto.

Tra le due opzioni ce n’è anche una intermedia, ovvero provare un bluff al flop e poi mollare se vediamo resistenza, alla lunga questa rischia di essere la peggiore e sarebbe stato come fare tutto il viaggio di nuovo con la famiglia (chi non ha figli non sa cosa voglia dire avere un esserino irrequieto che urla in macchina!). La scelta razionale quindi è quella di accorgersi dell’errore e non investire più nulla nella mano, questa è ovviamente la più cara perché in pratica non ha possibilità di vittoria e quindi rimane un investimento a fondo perduto, ma l’elaborato bluff?

Quello può salvarci la situazione, una mossa errata che si trasforma in un’ arma a nostro vantaggio, nel mio caso la possibilità di entrare in cinque minuti risparmiando anche del denaro, ma che succede quando arrivati al river il nostro avversario ci chiama e l’elaborato bluff si rivela letale per noi stessi? Lascio a voi la riflessione ma non sarebbe stato tanto diverso quanto la mia reazione quando la mattina dopo, finalmente entrati in casa, mi sono accorto che le chiavi di scorta non c’erano!

Luisgallo | Vivere extra large

12:38 UTC March 27, 2010

Conformarsi agli standard significa seguire gli usi e i costumi della società che ci circonda, adeguarsi spesso a quello che è proposto o addirittura imposto.

Ci fermiamo in autogrill e troviamo i menù “fatti furbo” dove oltre al panino c’e’ la bibita e il dolcetto, ma noi avremmo preso veramente quella combinazione?

Chi è stato il furbo della situazione? Mentre mangiamo il dolcetto, un po’ plasticoso, per un secondo pensiamo che non fosse proprio necessario prenderlo, ma tanto lo prendono tutti e il pensiero svanisce. Se a volte c’e’ una spiegazione economica dietro a certe scelte in altri casi trovo arcana la logica, un esempio e’ quella delle t-shirt omaggio: girando tra un torneo e l’altro ricevo dei pacchi gadgets dagli organizzatori e questi sempre questi includono la maglietta souvenir dell’evento, normalmente e’ un regalo gradito dagli amici/appassionati che mi seguono da casa, ma c’e’ un piccolo problema, la taglia e’ sempre XL!
Se fossimo negli Stati Uniti, dove la persona media ha una stazza nettamente superiore alla nostra, forse vagamente capirei, in Europa non ne trovo una ragione. Mi e’ capitato di giocare il day1a e trovare una XL ad aspettarmi sulla sedia del torneo, così come a tutti i compagni di tavolo, questo escluderebbe l’esaurimento delle altre taglie, eravamo infatti all’inizio dell’evento; mi sono anche trovato nella possibilità di cercare una taglia adeguata nel magazzino del mio sponsor ma anche lì tutte XL! Ma dove finiscono le M?

Torniamo al discorso di conformarsi agli standard, chi e’ incaricato di fare l’ordine dovrebbe fare una media delle taglie dei partecipanti e quindi creare una distribuzione omogenea fra le diverse misure, sono sicuro che ciò avviene, ma quando arrivano i pacchi c’e’ veramente il tempo per controllare? In fondo sono gadget da regalare ai giocatori, s’incarica qualcuno di fare i pacchetti e questo qualcuno non e’ interessato alla taglia. Arrivano quindi solo delle XL?

Potrebbe essere una spiegazione, c’e’ un grande accordo tra i produttori di magliette per vendere più materiale, una XL vale come due S! Tanto nessuno se ne accorge, o meglio, tanto nessuno protesta perché tutti conformi agli standard accettiamo che il regalo possa essere una XL. Se non arrivano solo XL è probabile che la prima scatola aperta sia quella delle XL? Non sarebbe sempre così, non è un’ipotesi credibile.
In ogni caso accettiamo di tornare a casa con una XL, tanto era omaggio, ma in fondo nessuno è realmente contento, gli organizzatori difficilmente potranno godere della visibilità del proprio logo perché il giocatore al massimo la indosserà la domenica mattina in casa sotto il pigiama!

Mi siedo al tavolo al torneo e con i bui 50-100 guardo le mie carte e dico raise, prendo due chips da 100 e 3 da 25 e le butto nel mezzo, un giocatore mi guarda e mi dice “Ma lo standard non e’ fare 3 volte il grande buio?”, io mi limito a rispondere con un “Può darsi” e intanto vedo che lui si guarda compiaciuto la sua maglietta XL di almeno tre taglie più grande.

Luisgallo | I primi due giorni dell‘EPT snowfest

15:09 UTC March 24, 2010

Siamo al day3 dell’EPT Snowfest in Austria, i primi due giorni stressanti, sofferti ma anche divertenti.

Non voglio fare una cronaca di una partita di poker ma piuttosto prendere spunti da quello che ho visto, il day1a mi riserva un tavolo molto tosto con quattro giocatori molto forti e molto aggressivi, fortunatamente ho posizione sui due più bravi e pericolosi, un finlandese e un americano entrambi giocatori di high stakes cash online.

Alla mia sinistra un ragazzo belga professionista, molto solido e appena dopo di lui un canadese aggressivo e competente, il resto del tavolo sarà composto da spettatori non in grado di comprendere il livello di gioco e pronti a donare tutto lo stack di chips ad ogni mano in cui avevano la malaugurata idea di partecipare.

Quando si inizia un torneo con 300 volte il grande buio e si decide di giocare solo le mani migliori contro giocatori competenti e aggressivi si rischia di perdere veramente tanto, quando infatti questi chiamano il reraise di un finlandese con AK e il flop e’ A75 magari con due carte dello stesso seme…beh io non vorrei avere AK in quel momento!

Dopo una leggera fase di studio si sono aperte le danze e ad ogni piatto si vedeva quanto meno un raise, un reraise e molto spesso un ulteriore raise che in gergo si chiama 4bet, nella maggior parte dei casi con mani molto marginali.

La follia ha toccato il culmine quando un inglese da UTG (Under the gun ovvero il primo a parlare) fa un raise, il finlandese fa un reraise da UTG+1, l’americano appena dopo fa un ulteriore raise, l’inglese passa ma il finlandese non contento fa una 5bet…l’americano ci pensa e va all-in, il biondo scandinavo passa mostrando 98 e l’americano gira 74! Due pazzi!

Io stesso non mi sono sprecato, tanti raise e reraise ai due e una bella battaglia con il canadese, alla fine chiudo con 82000 chips sopra media.

Il day 2 invece mi riserva un tavolo molto più gestibile, un solo giocatore bravo escludendo Max Pescatori costretto ad un gioco difensivo a causa dello stack molto piccolo, quindi inizio ad approfittarne e accumulo velocemente un po’ di chips giocando il mio solito poker aperto e aggressivo sulle persone giuste.

Non vedo tante carte ma gioco bene post flop e sono anche fortunato eliminando un giocatore con A7 vs QQ, mi tocca anche togliere le ultime chips al Pirata che va all-in con KQ e trova un mio call obbligato con KJ, un J al flop chiude subito la faccenda.

Pesco un bluff e quasi senza accorgermene il mio stack lievita a 360,000, una montagna di chips in quel momento con la media sui 100,000.

Al tavolo arriva un ragazzotto russo, che poi scoprirò aver vinto l’EPT Kiev, il ragazzo non gioca male, anche se un po’ troppo azzardato nei call, le carte lo aiutano moltissimo ed io ci metto del mio, prima costruisco un elaboratissimo bluff che però  riceve un sofferto call al river in seguito invece sempre il cicciotto russo ne combina una strana, chiama prima un mio reraise da fuori posizione e poi chiama un mio bet su un flop JT5 con AQ (io avevo KJ) per colpire un fortunoso colore runner-runner!

Da lì in poi e’ un incubo o meglio uno strazio, non vengo più rispettato nei raise e non solo non vedo carte giocabili ma i miei avversari al contrario pescano di tutto, chiudo la giornata a 136,000 con un bel po’ di rimpianti per non aver amministrato bene lo stack.

Ora sono vicinissimo alla zona premi e poi inizia un nuovo torneo.

Luisgallo | Vincere un Oscar o lottare per la salvezza?

00:06 UTC March 19, 2010

La lettera B indica sempre una condizione buona ma non ottima, ad esempio nel calcio è la serie inferiore, nel cinema ci sono i B-movie e così via.

Tante volte per occhi inesperti le differenze, prese singolarmente, sono pressoché indefinibili, è l’insieme totale che rende il prodotto inferiore: un centrocampista di una squadra della categoria cadetta non è di tanto inferiore ad un normale giocatore di serie A (fuoriclasse esclusi) e probabilmente non sfigurerebbe anche se magari ci mette quel mezzo secondo in più a fare il passaggio che è quei 30cm più impreciso e se tira in porta la palla passa a mezzo metro dal palo piuttosto che a una spanna, ma in fondo sono piccole cose. Se però al centrocampista mettiamo un difensore che anticipa l’attaccante una volta in meno e un attaccante che quando scatta è mezzo secondo più lento etc la musica cambia.

Lo stesso concetto vale per il cinema, un B-movie ha attori un po’ meno bravi, sceneggiatori un po’ più scarsi, registi meno illuminati e il risultato è un film a volte inguardabile.

Proprio qui volevo arrivare.

Perché si deve guardare un B-movie? Perché si deve guardare una partita di calcio di una serie inferiore? Togliamo le nicchie di appassionati restando sulla massa di pubblico generico, è ovvio che non c’è un interesse sufficiente a giustificare la produzione che spesso è quindi in perdita economica.

Qualcuno di voi forse avrà già capito dove voglio arrivare, cosa succede nel poker quando giochiamo il nostro B-game? Prima di tutto dobbiamo identificare il B-game che non è tornare a casa ubriachi, accendere il PC e andare all-in a casaccio per poi rendersi conto di aver perso tanto, il B-game è a tutti gli effetti qualcosa di molto simile ai due esempi citati precedentemente: facciamo tutto quasi bene!

Il B-game è subdolo, non sempre è riconoscibile, anzi spesso a fine giornata non ce ne rendiamo neanche conto perché la sessione di gioco è stata fortunata e magari finiamo in pareggio quando invece avremmo dovuto vedere un bel segno meno.

Quali sono i segnali? Quando ci si innamora delle mani (tipico esempio quando si ha KK ed esce un A e ci si mette in testa che l’avversario, che continua a puntare, non ce l’abbia!), quando si cercano i bluff con la certezza di essere chiamati, quando si gioca un pochino più aperti del normale etc, presi singolarmente questi episodi capitano anche quando si gioca bene ma anche in questo caso  se messi tutti insieme abbiamo un disastro!

È ovvio che non si può evitare la stessa sorte di un produttore di B-movie o di un presidente di una squadra di calcio minore: dover toccare il portafoglio!

La bravura del giocatore sta nel capire quando si sta giocando da serie B e fermarsi immediatamente cercando di capire dai sintomi quali sono le cause (sto chattando con gli amici mentre gioco, ho avuto un diverbio personale e non sono concentrato, sono particolarmente stanco, etc), l’obiettivo è quello di giocare per vincere l’Oscar o il campionato e non di fare la fine della Cavese o di qualche attricetta passata nel dimenticatoio!

Luisgallo | Mille e non piu‘ mille..

01:09 UTC March 10, 2010

Nostradamus scriveva mille e non più mille, molti pensavano si riferisse al nuovo millennio e a eventuali catastrofi a esso associate, ma in questo caso mai l’uomo poteva sbagliarsi di più e mai un veggente poteva invece azzeccare meglio la previsione.

No, non sto vaneggiando.

Quando inizia a giocare a Texas Hold’em nel 2006 ricordo, sorridendo, che quello che era l’allora traguardo massimo nel VIP system della poker room dove giocavo sembrava irraggiungibile, anzi anche alcuni dei passaggi intermedi sembravano quasi impossibili, giocavo quattro tavoli alla volta e mi sentivo un gran figo! Solo un anno dopo raggiunsi il traguardo che sembrava invalicabile, ovviamente non fui l’unico, le poker room si trovarono costrette a studiare livelli sempre più ardui, prontamente raggiunti da tanti giocatori.
Contemporaneamente al mio inizio al gioco più disciplinato ho appreso anche il concetto di varianza, in altre parole come la distribuzione probabilistica possa subire inaspettati e prolungati periodi lontani dai valori attesi; la prima lezione che appresi fu, infatti, quella di giudicare i propri risultati su un periodo lungo abbastanza da poter escludere impatti significati di questa varianza probabilistica dove infatti gli up e i down si sarebbero naturalmente bilanciati lasciando spazio alle nostre reali abilità. Come in tutte le cose bisogna fissare dei paletti e degli standard per omogeneizzare il giudizio e conformarlo a quello altrui, ai tempi quindi vista la mole di gioco comune, si fissò in circa 1000 tornei un numero abbastanza espressivo da poter giudicare se effettivamente si stesse o no battendo il gioco.

Ecco dove Nostradamus aveva capito tutto! Mille e non più mille! Il poker online evolve, i computer sono più potenti, i software sono migliori, gli utenti stessi sono più allenati e pertanto le prestazioni generali crescono al punto che, in un battibaleno, numeri che sembravano impossibili un paio di anni fa ora sono la norma: ricordo quando per la prima volta giocai oltre venti tavoli contemporaneamente, mi sentivo un mago, ora se un giocatore si ferma a quindici è considerato scarso!

Ci sono giocatori che mille tornei li bruciano in meno di una settimana lavorativa e vi assicuro che questi non si contano sulle dita di una mano ma sono un numero considerevole. Pensate quindi a queste due frasi: ”Negli ultimi cinque giorni ho vinto molto a poker” e “Negli ultimi mille tornei ho vinto molto a poker”, teoricamente dovrebbero avere un significato molto diverso ma quando invece coincide abbiamo un problema, quello che un tempo era il lungo termine è diventato il breve e gli standard vanno cambiati.
Suggerire il numero corretto del nuovo lungo termine trascende dal significato di questo blog, quando però qualcuno che gioca trenta tornei dal vivo in un anno si vanta dei propri risultati…

Luisgallo | Il Dottor V. e la Francia

20:43 UTC February 28, 2010

Parto per una quattro giorni di fuoco, IPT Sanremo, festa di presentazione a Roma di PokerItalia24, stand al Casino di Sanremo di lezionidipoker.com , varie ed eventuali.

Quando si accumulano troppi impegni, si rischia l’overload, in altre parole il sovraccarico e il conseguente “disastro annunciato”.
Ma partiamo dall’inizio: partenza giovedì 23 programmata per le dieci con arrivo atteso a Sanremo per le 12.30/13 giusto in tempo per fare check-in in hotel e tranquillamente mangiare un boccone prima dell’inizio fissato per le 14…la sera prima ricordo che dovevo assolutamente fare la visita medico-sportiva perché con il certificato scaduto non avrei potuto correre la mezza maratona di Piacenza prevista la domenica successiva (su questo scriverò un pezzo a parte), considerando che la settimana successiva andrò a Londra non avevo alternative se non quella di riuscire a fare la visita la mattina stessa, voi direte:”Ma chi ti accetta senza una prenotazione la mattina stessa?” ed ecco salire in cattedra quello che ha fatto dell’imprenditorialità’ italiana un esempio mondiale: la flessibilità! Infatti, a Piacenza esiste il mitico Dottor V. che, se serve, ti visita anche a mezzanotte, (giuro che e’ successo!) lui e’ un grinder delle visite mediche! Pertanto mi presento alle 8.30 sicuro di riuscire ad infilarmi nell’ordine sparso di pazienti/atleti con o senza prenotazione perché lui visita SEMPRE! Invece arrivo ed è tutto chiuso, l’unica possibilità seria è che sia morto di infarto alla centesima visita in un giorno o che sia andato in pensione alle Bahamas con tutti i soldi accumulati a suon di elettrocardiogrammi e misurazione della pressione.

Quasi disperato mentre mi avvicino alla macchina vedo in lontananza la sua Mercedes bianca, le macchine bianche sono di gran moda ora, peccato che la sua sia del 1994 circa quindi o era molto avanti ai tempi o faceva il tassista.
La visita dura, cronometrata, tredici minuti comprendendo la svestizione e la relativa rivestizione, un record assoluto che mi fa essere a casa entro le 9! Sono ancora in tempo per rispettare i programmi ma ecco che una serie di micro problemi tra cui la scomparsa del mio puffo fortunato, fortunatamente ne posseggo undici tutti uguali!

Alla fine in macchina ci salgo alle 11.15 e’ tardi ma non tardissimo, non avevo contato pero’ che l’auto a noleggio fosse una Golf plus, stranissima vettura che pare essere una normale golf messa in una pressa e quindi accorciata e rialzata, l’effetto estetico e’ ignobile ma penso che anche il motore abbia subito qualche danno perché ai 150km/h sembrava di essere direttamente seduti su uno dei motori di un Jumbo! Oltre i 150 non mi sono spinto ma almeno ho ancora un udito decente.

Alle 13.55 sono a pagare il biglietto autostradale a Sanremo, dovevo quindi arrivare in hotel, cambiarmi e poi recarmi al casino, standard ritardo di una buona mezzora che e’ molto diverso rispetto ad iniziare appositamente un torneo mezz’ora dopo, e’ lo status mentale del ritardatario quello sbagliato, come se si dovesse recuperare il tempo perduto.
Arrivo e compongono un tavolo di altri 9 ritardatari tra cui Daniele Mazzia che si siede un posto dopo quello alla mia sinistra…avrei preferito qualcun altro!

Prima mano sono di Cut off, il posto prima del bottone, e mi servono KK!!! Mitico! Foldano a me, faccio raise a 150 e passano tutti, giro i miei due re e vado avanti, ma quando alla prima mano vedi subito un mostro e porti a casa settantacinque chips vuol dire che non e’ la tua giornata!

Perderò un terzo dello stack quando un mio bluff, a mio avviso ben costruito, su un board che dava possibile colore e possibili scale viene chiamato al river da top pair senza kicker, da lì in poi e’ stato un calvario di bad beats con AK contro A5 che trova la doppia coppia al turn, QT contro Q4 che trova doppia al flop, 99 contro 87 che trova doppia al river! Dulcis in fundo, quando ormai il tavolo era super aggressivo con raise e re-raise a ogni piatto giro AA da grande buio, tengo la testa bassa aspettando i fuochi d’artificio e rimango incredulo quando il dealer mi porge le cinquanta chips del piccolo buio…avevano passato TUTTI! Giro AA e i commenti sulla mia giornata sfortunata sono comuni, magra consolazione però!

Uscirò al quinto livello dopo che la mia QQ è scoppiata da 5 4 che azzecca una clamorosa scala a incastro al turn!
L’incubo non è ancora finito però, mi trascino in un sit and go da 220€, arriviamo alla bolla e mi trovo chip leader con 9000 chips, Marco Fantini e’ lo short del tavolo con 3000 e gli altri due tra i 6000 e gli 8000, foldano a me che sono di piccolo buio e con i bui 300-600 faccio uno standard all in sul grande buio che, con lo short in gioco, deve passare quasi tutto, ma non avevo considerato l’aspetto emotivo, lui aveva infatti appena litigato con la fidanzata e quindi di stizzo mi chiama con A6! Io avevo K8 ma non sono aiutato, rimango short e uscirò io bolla e lui si scuserà incolpando la ragazza, quando dicono che il poker non e’ salutare per la vita di coppia si sbagliano, e’ la vita di coppia che fa male al poker!

Per quanto il poker giocato fosse finito prematuramente in quest’avventura sanremese c’era ancora molto da fare: lezionidipoker.com aveva, infatti, organizzato un piccolo stand con tanto di due giovani hostess, seppur ben aiutato ho dovuto anche seguire l’organizzazione della faccenda che alla fine almeno si è rivelato un gran successo.

Ma l’impegno maggiore doveva ancora presentarsi: in occasione del lancio del canale televisivo Poker Italia 24, con cui collaboro, ci sarebbe stata la sera stessa una festa inaugurale a cui non potevo mancare, piccolo particolare insignificante la location: Roma! Verso le 17 quindi mi metto in macchina insieme all’amico Riccardo Lacchinelli per raggiungere l’aeroporto di Nizza da dove ci saremmo imbarcati per la capitale, il traffico intenso ci fa arrivare quasi al limite ai banchi del check-in, dove troviamo dei francesi seppur il volo fosse Alitalia, sfodero il mio francese fluente e il sorriso ammaliante nel tentativo di ricevere un upgrade alla business class senza però molto successo, anzi l’impiegata che aveva fretta di chiudere la giornata lavorativa e godersi il week-end sembrava scocciata, quando mi chiede il documento presento la mia patente inglese sicuro possa essere sufficiente per viaggiare su una tratta praticamente domestica e comunque all’interno della comunità Europea, mi viene però richiesto un ulteriore documento, nessun problema ho il passaporto in tasca…o così pensavo! Il passaporto non è dove doveva essere, sarà quindi nello zaino? No, non c’e’, sarà nella giacca? Neanche! Perso!

Siamo a 30km dal confine, sono quindi fiducioso nella flessibilità francese mi aspetto che la patente possa comunque bastare ma vedo l’impiegata dubbiosa, telefona al suo capo che chiama il capo scalo, minuti interminabili di attesa per poi avere l’esito negativo con una motivazione bizzarra: la patente inglese no ma quella italiana sarebbe stata sufficiente, non insisto nel farmi spiegare la logica della motivazione perché sarebbe come cercare di capire cosa spinge una persona a chiamare un re-raise con K3s per vedersi il flop!

Provo in tutti i modi a convincere gli addetti ma non c’e’ nulla da fare, passo dal sorriso ammaliante al pianto disperato, la loro determinazione nella decisione è estrema; capisco che non partirò quando il collega della signorina si mette tra me e il banco tirando il nastro con scritto “desk closed”.
Saluto sconsolato Lacchinelli e mi trovo alle 19.30 a Nizza, solo, senza macchina, in giacca e cravatta a decidere il da farsi! Opto per quella che e’ forse l’unica vera alternativa cioè tornare mestamente a Sanremo, taxi fino in stazione, treno fino a Ventimiglia e poi chiamo in aiuto i coach di lezionidipoker.com che vengono in macchina, per sdebitarmi pagherò anche la cena, oltre il danno la beffa!

Quando in tarda serata mi metto in macchina per tornare tristemente a casa mi scappa l’occhio e intravedo sotto il sedile del passeggero il mio passaporto.

Se solo ci fosse stato un Dottor V. anche a Nizza!

Luisgallo | Extraterrestri

02:13 UTC February 16, 2010

Pochi giorni fa, al cinema, ho visto un film dal titolo "il quarto tipo"; la storia piu’ o meno credibile parla di rapimenti alieni e di come da tanto tempo siamo osservati e studiati da una o piu’ razze di intelligenza superiore.

Pochi giorni prima pero’ su Discovery Channel avevo visto invece un programma sullo studio dell’universo, senza essere scienziati, fisici, astronomi o comunque senza particolari predisposizioni matematiche era abbastanza immediato fare delle proporzioni tali da capire immediatamente l’impossibilita’ di un contatto alieno da un puro punto di vista probabilistico.

Cerco di essere piu’ chiaro: il nostro sistema solare si trova ai margini della Galassia chiamata Via Lattea, essa contiene, tenetevi forte, 200 miliardi di stelle piu’ o meno simili al nostro Sole! Nell’universo ci sono circa dai 100 ai 200 miliardi di galassie!!! Quindi il numero di stelle e’ di circa: 20,000,000,000,000,000,000,000 lascio a voi immaginare come si legga questo numero!

Voi direte: beh con cosi’ tante stelle e’ probabilisticamente facile che ci siano altre forme di vita e quindi contatti alieni, bene questo e’ verissimo ma il problema e’ un altro, la distanza.

Nell’universo ci si basa sugli anni luce, la luce viaggia a 300,000 Km al secondo! Solo per andare al confine della nostra stessa galassia ci vogliono 100,000 anni luce...anche qui facciamo due calcoli: 1 anno luce e’ dato da: 31,536,000 secondi moltiplicato 300,000 risultato:9,460,800,000,000 di km!

La stella piu’ vicina e’ Proxima Centauri, circa 4 anni luce...premesso che ora il mezzo piu’ veloce sulla terra riesce a muoversi a 3000km/h circa e che ci metterebbe oltre 1 milione di anni per raggiungerla con la scarsissima probabilita’ di trovare vita aliena, la sonda spaziale piu’ veloce mai costruita ce ne metterebbe ben 5200 per arrivarci! Se anche trovassimo qualche cosa la comunicazione via strumenti laser, alla velocita’ della luce richiederebbe 8 anni per avere una risposta...e questa e’ la piu’ vicina!

Se mi state ancora seguendo: la probabilita’ quindi che una razza aliena sviluppata a tal punto da superare le nostre leggi fisiche e viaggiare a una tale velocita’ per arrivare da noi doveva essere molto fortunata, l’uomo e la sua civilta’ storica ha circa 6000 anni, la terra circa 5 miliardi, l’universo 15 miliardi!

Se anche quindi qualcuno fosse passato di qui la probabilita’ che potesse passare proprio durante la civilta’ umana e’ insignificante.

Ma perche’ ho detto tutto questo? Perche’ se prima di vedere un film sugli alieni qualcuno avesse visto lo stesso programma che ho visto io o semplicemente letto queste poche righe avrebbe perso il piacere del divertimento dato dall’adrenalina del film e dalla speranza che qualche cosa possa essere vera.

Ma cosa c’entra tutto cio’ con il poker? Immaginate un giocatore che ha scoperto da poco il Texas Holdem, lo trova molto divertente e facile fino a quando qualcuno non gli dice che dovrebbe studiare il gioco, alcuni di voi saranno arrivati fino a qui e probabilmente studieranno il gioco, gli altri preferiscono continuare a pensare di vedersi una nave aliena una mattina sovrastare New York, continueranno a divertirsi giocando a Texas Holdem ma non vinceranno mai!


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