Proprio il modesto buy-in fa si che, anche chi del poker ne fa una professione, per un giorno pensi più a divertirsi che altro; allo stesso tempo però, per chi è abituato a giocare tornei economicamente più impegnativi questa può essere un’arma a doppio taglio.
Lezionidipoker.com aveva organizzato un gruppo di partecipanti, oltre a me e ad altri coach c’erano infatti due ragazzi qualificati tramite un satellite da noi organizzato, questi mentre scrivo sono quelli che paradossalmente stanno dando le soddisfazioni migliori a LDP! Partiamo quindi con ottimi pensieri.
Mi siedo al tavolo e subito noto un fatto di colore, due alla mia sinistra siede Alessandro De Michele, ottimo giocatore sia live che online, ci salutiamo, mi accomodo, arriva la dealer: la sua fidanzata! Mi prometto che non giocherò pot contro di lui!
Si inizia e il tavolo è abbastanza aggressivo tanto che alla quarta mano perdiamo in modo roccambolesco un giocatore che andando all in con un full di Q si schianta contro il poker dell’avversario! Io mi limito a guardare, le mie carte sono infernali e una forte stanchezza dovuta alla mancanza di sonno (ahimè chi è padre di neonato mi capisce) mi frena ogni spirito di aggressività.
Alla fine del primo livello avrò giocato una mano e il mio stack rimane sui 15,000 iniziali, nulla meglio di AJ, inizia il secondo livello, dopo due call di cui uno da UTG io da bottone faccio raise con 66 a 500 (bui 50-100), mi chiamano in due, il flop è Ah7h7s e il primo limper decide di puntare 1300, folda il secondo e io ci penso, non tanto perchè mi interessi giocare la mano, ma per avere informazioni su una giocata così strana, devo capire se ha il 7 o se invece ha un A, la differenza è sostanziale nella valutazione del giocatore, parliamo un pò e lo convinco a mostrare dicendo che io sto foldando AK, lui gira AJ…bene!
Gioco una mano fortunosa nella battaglia dei bui, lo SB, giocatore che sembra competente, fa raise a 400 e io con Kh7h difendo il mio buioi forte di giocare la mano in posizione, il flop è QJ5 rainbow e lui punta 600, penso che lui vada in continuation bet sempre in questa situazione quindi le mie opzioni sono praticamente tutte valide: fold, non ho nulla; call, lui non ha nulla e quindi posso bluffare al turn; raise, lui non ha nulla e posso portare a casa il piatto subito; c’è anche la possibilità che lui qualcosa abbia e quindi il raise potrebbe essere costoso opto quindi per il call, il turn è un Ah portando due cuori in tavola e dando a me quattro quinti di colore e un progetto di scala a incastro, lui fa check, mi rendo conto che ora lui potrebbe non avere assolutamente nulla o anche aver checkato un asso sperando che io continui a puntare, io però per lo stesso ragionamento devo puntare perchè posso far foldare tantissime mani che mi battono, punto circa 1100 e lui chiama, il river è un magico 10 che chiude la scala per me, al suo check punto 2000 e lui chiama con A 10 e ci rimane male.
Questo sarà il picco della giornata: 18000 chips! Ci metto poco a perderne un pò, un’orbita dopo De Michele fa raise da Cut Off a 500 con i bui a 75-150, io da bottone vedo QQ e decido per un reraise a 1500, lui chiama e questo mi fa pensare, lui è un giocatore abbastanza solido ma la mia immagine è di giocatore molto aggressivo questo fa sì che il suo call possa essere stato fatto con un numero di mani maggiori del normale: AQ/AK, JJ e forse AA e KK, non penso tanto altro perchè entrambi avevamo circa 17000 chips in partenza e chiamare un reraise fuori posizione con mani marginali poteva essere pericoloso, il flop è 5d6d9h lui con un check passa a me l’azione, punto 2500, a questo punto lui ci pensa un po’ e poi mette tutte le sue chips nel mezzo! Decisione difficile: ha AA/KK? Ha un set? Ha un progetto a colore con AK? O forse JJ o TT? Contro questo range di mani sono al 45%, vale la pena giocarsi un torneo in un coinflip contro l’unico giocatore forte al tavolo? No! Passo mostrando le due donne e lo vedo sorpreso, mi accorgo che il mio fold non è stato buono, la cosa mi infastidisce.
Ci avviciniamo alla fine del terzo livello, rubo qualche buio e ancora De Michele fa raise, questa volta da UTG, io da mid decido di chiamare con 4d5d, a rivederla non mi piace neanche un po’ come giocata, sono in una brutta posizione rispetto agli altri avversari e il mio call avrebbe sicuramente invitato qualcuno nella mano, fortunatamente giocano solo i due bui, il flop cade Qh7h4s e tutti fanno check, compreso De Michele, penso: “Se nessuno vuole questo pot allora me lo prendo!” infatti mentre i due bui potevano avere qualunque carta, De Michele avrebbe sicuramente puntato una Q o una mano migliore con un possibile flush draw, punto 950, poco più di mezzo piatto, chiama appunto da UTG proprio Alessandro, il turn è un’altra Q e lui fa ancora check, restringo il suo range a una coppia di J o di 10 o a un progetto a colore come Ahxh, decido però di fare check, in fondo forse il mio 4 ha valore a showdown e posso sempre puntare il river a un suo check, invece il river è un 4h! Io chiudo il fullhouse e si chiude anche il progetto a colore, lui punta 1500 e io qui faccio un grave errore, a logica dovevo chiamare, ogni mio raise avrebbe fatto foldare un suo colore e una Q avrebbe invece chiamato o, come nel caso in questione, sarebbe andato all-in e io ormai completamente frustrato ho chiamato sapendo di aver perso.
Molti possono dire: ma avevi fullhouse come fai a passare? Qui in condizioni lucide avrei foldato al suo bet al river invece ho lasciato l’intero stack, complimenti però a lui per aver nascosto la sua Q (aveva Qjs) molto bene.
Uscire malamente da un torneo fa sempre male, che sia il WSOP come un torneino da poco, l’importante è non sfiduciarsi ma capire sempre i propri errori e cercare di non ripeterli.
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