17:09 UTC May 5, 2009

Anche il torneo finale dell’EPT per me è stato avaro di soddisfazioni. Qualche piccolo piatto vinto nel primo giorno, poi un ultimo livello difficile mi costringe a partire corto il giorno dopo. Per 5 livelli conduco una battaglia di trincea, raddoppiando un paio di volte e portando via qualche buio ma rimanendo con uno stack che lascia manovrare poco, soprattutto ad un tavolo dove il 70% dei rilanci vengono chiamati e il 20% tri-bettati (e i 3-bet quasi tutti chiamati!). Alla fine, con la migliore mano della giornata (QQ) trovo KK, e sono saluti e baci.

Come ricorderete, l’inizio del mio soggiorno nel principato non era stato proprio idillico, e il feeling non migliora con il passare dei giorni. L’unico bar del palazzo del torneo ha un menu di tre o quattro cose da mangiare, carissime e non particolarmente buone. I side event hanno una struttura molto poco attraente, con poche chips e livelli veloci (in Italia c’hanno viziato con gli stack da 20k e i livelli da un ora). Tuttavia un momento di intrattenimento arriva la mattina di mercoledí quando scendo dalla camera e mi imbatto in Dave “Devilfish” Ulliott, un giocatore inglese di vecchissima scuola, con un passato turbolento (tipo carcere per furto con scasso), pittoresco e riconoscibilissimo con il suo abbigliamento trash e i gioielli vistosi. Mi dice: “Vai là? Non ci sono taxi, dobbiamo prendere l’autobus”. Mi avvio quindi lungo il marciapiede insieme a lui per una corsa d’autobus un po’ surreale. Il tempo di sederci e gli chiedo come se la passa ultimamente, e lui racconta di essere appena tornato da Las Vegas dove suo malgrado è rimasto coinvolto in una colluttazione dopo essere stato aggredito in un club. Dave è un mago della comunicazione e delle pubbliche relazioni, per cui non so se credergli o no. Prosegue, e racconta di essere andato dal club alla sala del poker del Bellagio con le mani ancora sporche di sangue, ed il mio scetticismo aumenta. Arriviamo a destinazione, ci incamminiamo verso l’area del torneo. L’argomento si sposta su Londra e su alcune conoscenze comuni che abbiamo. Mi dice: “Al Vic per molti anni sono stato costretto a giocare a London Lowball, un gioco stupido e molto poco strategico, eri davanti un miglio alla quarta strada e alla fine ti scoppiava la mano per una carta sola... ma era l’unico modo per avere un po’ di azione a Omaha, ci ho dovuto lasciare un sacco di soldi”. Questo fatto è verissimo, lo sapevo già da più fonti. Vuoi vedere che anche la storia della rissa...

Arriva Venerdí e decido prima di andare via di dare un’occhiata al cash che si gioca al Sun Casino. Sala da poker gestita con insolita formalità, dove per giocare è necessario registrarsi su un database speciale e fornire un documento e dove mi chiedono il documento anche al momento di comprare le chips. Trovo posto ad un tavolo da 10/20, sono seduti un altro paio di italiani. In una mano altre due persone si trovano ad andare all-in al flop, e un set alto perde da una scala. Il set alto chiede all’altro: “Ho fatto male ad andare all-in? Cosa dovevo fare?” e l’altro gli dice: “mah, potevi limitarti a chiamare, e vedere il turn” (da notare che il set alto partiva da circa 40 BB in un piatto rilanciato). L’avversario sembra parlare sinceramente, senza traccia di ironia o malizia, ed io comincio a leccarmi i baffi.

Dopo qualche mano mi arriva 67 di fiori in mezza posizione, c’è un limpatore, io sono seduto con 2k e copro tutti, rilancio a 150 e trovo 4 clienti (!!!). Il flop e’ 3 5 8, con un solo fiori. Checkano a me, che decido di semi-bluffare ed esco puntando circa il 60% del piatto. Trovo un cliente, che a questo punto potrebbe giocare a carte scoperte e mostrare il set. Il turn è un bellissimo 9. Checkano a me, vado all-in, l’altro chiama. Il river è bianco, io giro la scala e dal tavolo si leva un “Oooohhh!!!”. “Ti facevo KK”, dice uno. “Per me era AA!”, esclama un altro. L’avversario sbatte stizzito sul tavolo il suo 33 e si alza per ricomprare le chips. Davvero un bel tavolo! Dopo un po’ si siede un altro italiano, con 1.5k, che da UTG rilancia a 75. Un altro giocatore chiama, io faccio 375 dal bottone con KK. L’italiano dichiara istantaneamente all-in, io chiamo e gli mostro il KK, lui gira AK. Al flop cade l’asso, e alla fine fa anche colore a una carta. Sono stanco e raffreddato, decido di chiudere li’ e andare a riposarmi. Ma di sicuro ritornerò presto...

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